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Movimento
delle e dei disobbedienti - Roma
COMUNICATO STAMPA
Dichiarazione
di Nunzio D’Erme agli arresti in casa per disobbedienza
Quello che segue è il testo della dichiarazione fattaci pervenire dal
nostro fratello e compagno, esponente di ACTIon e consigliere comunale di
Roma, Nunzio D’Erme, costretto da stamane agli arresti domiciliari
insieme ad altri undici disobbedienti nelle stesse condizioni e altri due
sottoposti a misure restrittive, per i cosiddetti “incidenti” del 4
ottobre scorso in occasione del contestato Consiglio d’Europa presieduto
da Silvio Berlusconi:
“Di quanto effettivamente mi si contesta prenderò atto quando piacerà
ai magistrati di sottopormi gli elementi concreti che sarebbero a mio
carico.
Sono sereno e non mi turbano le conseguenze individuali del provvedimento
che mi espropria delle libertà politiche e mi costringe a limitare la mia
attività di lotta sociale, dentro e fuori le istituzioni, come per gli
altri compagni coinvolti.
D’altra parte, già il dottor Cipolla ci aveva abituati ad essere
trattati come delinquenti associati nella temibile organizzazione
criminale ACTIon, conosciuta dal tanti nella nostra città come
l’associazione che ha aperto a Roma una nuova battaglia per i diritti a
partire dalla lotta per l’abitare.
Sono invece indignato per il tentativo di portare anche in questa
circostanza un altro colpo a quella lotta sociale, la lotta di migliaia di
senza casa e senza diritti, la lotta per dare vita ad un’effettiva
partecipazione. La stessa lotta, in fondo, di quei lavoratori
ferrotramvieri che, costretti a battersi per qualcosa di dovuto con i
mezzi di chi non ha più strumenti riconosciuti per farsi sentire, vengono
circondati dalla solidarietà popolare e attaccati invece dal potere come
violatori della legalità.
Questo tentativo di attacco va in molte direzioni: quella che prende
contro di noi è evidenziata dalle selvagge dichiarazioni forcaiole degli
esponenti della destra di governo nazionale e di opposizione cittadina, e
in particolare di stretti collaboratori del presidente del Consiglio.
In questi ambienti, evidentemente, quel che brucia ancora e che alimenta
desideri di vendetta è il segno di una verità evidente e sempre più
diffusamente sentita, che fu portato non il 4 ma il 3 ottobre scorso
proprio davanti alla casa romana di Silvio Berlusconi.
Apprendo che le mie compagne ed i miei compagni disobbedienti hanno
lanciato per giovedì una manifestazione che termini ancora una volta
davanti alla reggia del Cavaliere. Spero che questa idea sia condivisa dal
più ampio spettro di forze democratiche e di movimenti sociali della
nostra città, non perché si parli di me e degli altri compagni
arrestati, ma perché si possa continuare a far sentire le ragioni della
giustizia e della democrazia. E, dal momento che pare i miei compagni
vogliano radunarsi dapprima nei pressi della casa in cui sono rinchiuso,
conto che possano portare anche il mio messaggio al presidente del
Consiglio e ai suoi amici. Ma forse lo conoscono già.”
Roma, 12 gennaio 2003
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